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giovedì, novembre 20, 2003
CHET IN PARIS
Il tragitto c'è; manca il mezzo, a volte il fiato, per percorrerlo. Le punte, le curve, il paesaggio che scorre accanto indistinguibile, eppure bello. Da guardare e lasciarsi ipnotizzare. Un lungo sciogliersi di nodi e chilometri; da consumare. Macinare. Prendere.
Sale fumoso il tuo sguardo. Quello oltre il tavolo. Mi impiglio nel sospetto che sia la stessa scena; per me e te. Incongrua, con tutti i desideri e le mani, con la pelle, con il mondo fuori. Con la nebbia di oggi.
Ho pensato che sarebbe potuto accadere davvero. Invece. Giro le dita intorno al bicchiere e ondeggio il piede lentamente, sotto il tavolo. L'improvvisazione non ha limiti di tempo; qui ci potrei invecchiare. Qui facciamo notte. Allora muoviamoci su queste pietre, sui marciapiedi sicuri. Riparati dalle correnti. Andiamo via, ma divisi; io di qua, tu...
"Tenderly" la faccio suonare per l'ennesima volta. Mi nascondo dietro una finestra, finchè non avrai deciso dove andare. Almeno tu.
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