J'admire énormément les vaches
Dopo le parole che dici ci sono i miei personali puntini di sospensione,
delusioni post referendarie, il rifiuto per chi trascina i piedi e quella ottusa illusione
retrograda astensione dalla società che dovrà venire dopo di noi.
Dopo le tue parole il mio letto in magazzino, senza la calura estiva da cui ricavo
pensieri sudati e adatti al fine senza mezzi. Il pasticcio di accenti e apostrofi,
di reggiseni senza ammorbidente, di pelle disturbata, di esterno giorno un marciapiede
lei bacia lui, lui bacia lei.
Dopo le tue parole i requiem per uno stato laico, le campane a festa, ma nessuno
che dica colpa nostra, no sensibilità, nessun bisogno di uscire dal pantano, ci piace,
sguazziamo, sognando un fascino sottile, per chi vuole intendere e un pasto
caldo ogni sera davanti al tiggì.
Dopo le tue parole un caffè da quaranta centesimi ogni mattina, povero, libero
in libero metroquadro, prima che sia donna, femmina, ragazza, referente, utente,
ma cittadina incustodita, scondita e sconnessa mentre la lotta si riduce al
male minore in un male protetto.
Dopo le tue parole a mio avviso basterebbe niente se tutto fosse calmo e piatto.
Basterebbe il tuo vibrare insensato, di mano in mano, di notte in notte, senza che
si sappia nulla di te. Basterebbe non provare pena per la fine della corsa o per il
traguardo. Continuare a dividere e moltiplicare la tua schiena, le ossa, l'angolo cucina,
il telefono e la voce del silenzio.
liberamente ispirato a "Il senso della lotta" di Michel Houellebecq