Vuoti a perdere
Se questa gente, tutta questa, invadesse la capitale per sputare contro una certa demenza, contro l'ipocrisia del
sistema, contro la morsa inquinante in cui è stretto il pianeta, contro chi guarda sempre il proprio orticello,
domani mattina, svegliandomi, forse troverei qualcosa di cambiato. Invece.
Invece sono, siamo, lì a esibire tutta la fragilità, il compulsivo bisogno di riferimenti, di un simbolo
muto (quindi morto) da attaccare su una maglietta e poi tornare a fare la coda, illusi, all'oviesse
come in san pietro.
A me questa roba fa tristezza.
A me quasta gente fa anche un pò paura.
Poi.
Mi sento colpita da troppe parole, troppi desideri, troppe ipotesi.
Ho pulsioni malsane e a volte rasento la viltà. Però poi adoro ridere sguaiatamente,
farmi centrifugare dal letto, scompigliare dall'aria e cullare dall'acqua.
Di sera, a volte, provo a luccicare.
Al mattino, invece, cigolo come un vecchio grammofono.
Ma se trovo la melodia giusta posso anche essere felice.