Tutto merito di Laborio
Il natale sono io, soffice, sono il burro sciolto, la mattina con il mal di testa, sono io divertita, i re magi nei capelli, Wagner dimenticato e Puccini in filodiffusione, il brodo nelle coppe del Martini, un maglione con tre maniche; il natale sono io che impacchetto chiunque, preparo spremuta d’abete, converso con la zia di qualcun altro mentre lei mi tappezza la casa di lettere perdute; il natale sono io, tacchi alti, carta da strappare, rossetto da diva, le dita incrociate, stupore; il natale sono io stesa sotto l’albero a prendere la tintarella di lucine, il ghiaccio dentro la televisione, l’orologio rotto, una corona per chi la vuole, una vasca di marmellata di mirtilli, un’uscita di sicurezza per tutti; il natale sono io, l’attesa di tasche piene di neve, di guanti zeppi di mani, di una marionetta a forma di pecora, sono io intermittente; il natale sono io che mangio cappelletti grandi come dischivolanti, che bevo comete, che appendo palle di gelato ballando la samba con babbo natale giapponese; sono io la notte di natale, macerie di cena, macerie d’affetto, il vento che sposta i buoni propositi, sono io il chiodo a cui appenderli, il fiore all’occhiello; il natale sono io adesso, presa di mira da strane idee di scambio, sono io caravanserraglio, sono la rima semplice, il pensiero regalato…
Da quando non ho più la connessione ogni volta che vengo qui mi sento come un pesce nell’acquario sbagliato; eppure mi coglie un sentimento non troppo nuevo, languido, schifosamente natalizio, per cui vi vorrei abbracciare tutti, brindando con vov caldo… lo so, è troppo per i vostri cuori.
A chi ha fatto del mio tempo parola auguro che questo sia il miglior natale possibile.