Post quasi d'amore
non scrivo, non ci sono, non parlo o poco o male, mi detesto quasi
quanto l'odore del cibo per cani, quanto le fiaccolate, quanto le ceneri
sparse che nessuno raccoglie, le parole, le teorie, quanto la facile morale,
le voci, dal basso, dei buoni per ogni giorno dell'anno, che noia, che schifo,
inutile spreco di carta, di mezzi e idee, autismo, dispersione, lui che non c'è
e mi sembra di ricordare fosse bello toccarsi, illudersi, sognare, come
se niente potesse essere reale del mondo piegato, triste, penoso, simile a un vecchio
all'angolo, come una latta abbandonata, sulla strada che ha solo odori di
riufiuti e mani che non si toccano, ricordo che ridevo se giocava con
la mia cecità e le strane pronunce e kind of blue che non abbiamo
mai fatto suonare e forse qualcosa si è perso, ma a cercare ora non saprei
dove cominciare, potrei dal fondo, dalla periferia, dove i pensieri
sono abusivi e qualcuno calcia palloni contro una rete mettallica, di ruggine,
sporca, lì, dove non si mette il dito, nessun riflettore,
nessuna intervista a mezzanotte, nessun trafiletto, chè gli eroi e i loro
nemici meritano più di chi gratta la vita da pochi metriquadri, sempre
dicendo sì e no, ignorando me e lui, lontano ora, di nuovo, ma mai meno,
mentre io patisco freddo, guardando il circo farsi a rotoli, le marionette,
le menzogne, le miserie, senza poter dire sono tua, sei mio, ma non abbiamo
nulla.