La mia è una preparazione nozionistica
Sento odore di marcio. Sono io?
Il cane?
Gli altri, tutti?
Non saprei.
Tappo il naso come quelli che andavano a votare per lo scudo
crociato.
Buon'anime.
Vecchi curvi e illusi.
Dal canto mio infilo uno dietro l'altro buoni propositi come fosse
natale. Un'allegria che non dico.
Prima di tutto Lisbona.
Poi non finire, di nuovo, la lunga agonia scopo abbreviazione prima del nome.
Poi dimenticare la maglietta strappata, che ho scoperto non
essere essenziale e cui forse qualcuno, con buona fantasia
e buon cuore, darà un nuovo destino.
Poi fingere di: sapere minimo quattro lingue, conoscere la cabala,
guardare il canale meteo e praticare almeno uno sport estremo (no, bocce non vale).
Fa molto chic, dice.
Poi lui, che fa lo scrittore, e lavora con altri scrittori,
che fra di loro si scrivono e parlano, parlano, parlano, senza
soluzione di continuità, con uno strano e frigido umorismo e con
gli occhialini che fremono ad ogni citazione.
Da questa apologesi ho dedotto con buona approssimazione che: bisogna emozionarsi
insieme al personaggio, possibilmente sospirando, che serve
silenzio ché si fa letteratura, che bisogna lasciar fluire flussi
e fluidi di vario genere.
Ma non ci si sente poi appiccicosi?
Dicono di no.
Che bisogna usare molto spesso la parola onestà, in qualsiasi contesto e pure
in modo cialtrone, che il denaro è vile fino a quando, come per magia,
rende l'uomo libero, ti puoi fare gli affari tuoi, non dipendi più da nessuno,
ti prendi una casa in campagna, un cane, stai lì, scrivi...
E che, mio dio, i russi sono pur sempre i russi, come si fa a non averli letti?
Non so, riesco solo a pensare al liberatorio commento di Fantozzi
dopo la corazzata Potemkin.
E' inevitabile.
Mi sento piccola. E nera.
Vorrei vedermi passare sopra il rullo compressore dell'ispirazione
e della noncuranza prima di finire a parlare con serio trasporto
di contaminazioni, melting pot, new age, generazioni post atomiche
e omossessualità latente.
Non posso farlo.
Non potrei mai farlo.
Ho l'asma, ho le gambe corte, non so prendermi sul serio,
mi viene voglia di fare sesso quando non sarebbe il caso, amo il vino, ma non chi ne parla,
a teatro sto comunque scomoda, non riesco ad impedirmi di menzognare, inventare,
disperdere tempo e attenzione.
Infine, ma non con meno afflizione, ammetto un viscerale amore per
l'ozio, la pigrizia, le affabulazioni e le facce toste.
Di fatto il folto gruppo accorso alla lettura del nuovo libro del giovane et
promettente scrittore si è aggiustato nella notte a spinte e
dichiarazioni di intenti, con l'ambizione stretta nella maglia un pò
trasversale, col telefono che riceve poesie mica pizza e fichi, col mio
silenzio dopo che lui ha chiesto "ti piace?".
Ed io che non sapevo nemmeno più cos'ero andata a fare.