a carnevale mi travesto da isotropo
le cose erano altre e avevano un sapore diverso. come le gocce del pomeriggio trascorso.
inutilmente attaccate a giacche e ombrelli, confuse con i coriandoli a terra, sotto le zampe dei cani.
erano differenti da tutto; forse nuove, insapori o in frantumi. erano mie. le ho avute per le mani
mentre pensavo alla luna storta e raddrizzata. a quello che altri chiamano fortuna ed io
semplicemente noia. alla porta attraversata, lasciata sempre socchiusa per quello che sarà.
un giorno da vivere, comunque. che arriverà vestito di tutto punto, ma con l'aria distratta.
un vero signore.
senza il tempo attaccato ai polsi, come manette di cui nessuno ha più la chiave.
perse fra le attese di treni, degli autobus, di una risposta che sia vera; perse e ritrovate negli
angoli della memoria. fra le paure che non fanno più paura e lo stupore che ha smesso di rivelare
il desiderio e il bisogno.
erano le cose che ti passano accanto un momento, mentre gli altri continuano a camminare parlando sottovoce
di piccole ossessioni.
erano il desiderio di silenzio e vuoto assoluto. erano cose semplici e impulsive.
come le gambe delle donne, che se piove scappano via.
ecco, avrei dovuto farlo anche io.