La notte è piccola per noi
Volevo vedere Truffaut, ma un momentaneo arresto del senso del pudore mi ha distolta.
Ora è tutto stropicciato, come dopo l'amore.
Solo che la stanza è vuota e il bicchiere ancora intatto.
La verità è sempre ben altra, ma per il momento mi accontento.
Senza sommare elementi eterogenei; sale più terra, più fumo, più lana. Le addizioni possono, in effetti, non portare al risultato sperato; mi sistemo i capelli e ipotizzo di abbandonare la matematica in favore dell'insiemistica.
Tento di intersecarmi con il sonno, o perlomeno con uno stato di veglia apparente.
Ma il battito d'ali di una farfalla in non so quale altro continente, ha fatto tremare il letto
e sciogliere il mio ego nelle più banali proiezioni.
Potrei alzarmi cercando il senso di una vecchia canzone in cui la Mannoia diceva ".. che peccato, questa casa è un magazzino abbandonato.." , tentare di ipnotizzarmi con domande di stampo marzulliano o provare
a capire le regole del bridge.
Sapendo che nessuna di queste cose mi servirà a nulla.
Sistemo le coperte intorno alla sagoma di un sogno lasciato qui sere fa.
Mi spingo nell'angolo ancora indecisa sul vero significato dell'insonnia e provo a stupirmi
con una teoria possibilista per cui tutto può dipendere dal cattivo funzionamento
dell'impianto di riscaldamento.
Ai piedi del letto sfilano interi plotoni di civette, licaoni e istrici.
Mi giro su un fianco e mi accorgo che concentrandomi su quel profumo riesco quasi a sentirlo.
Mi avvolge e per un momento ho il presentimento che il bicchiere stia per frantumarsi senza
lasciare schegge sparse.