Stasera vado a correre
Troppi chilometri per essere un lunedì mattina.
Poi Firenze aveva uno strano odore.
Ho percorso il corridoio di un ospedale almeno seicento volte.
Ho aspettato, capito, poi sotto gli occhi di un'infermiera dal piglio nazista, ho sceso le scale due per due.
A casa il mio cactus di cui non so il nome, mi ha accolta con piccolissimi fiori fucsia.
Le porte hanno scricchiolato in concomitanza con la lingua che avrebbe voluto anche dire, ma non
c'era nessuno.
Ho tolto tutto: bracciali, anello ,faccia, pensieri.
Ho riordinato le parole, ho sorriso per qualcosa di inaspettato e un momento di assoluta
estraneità ai fatti e circostanze mi ha pervasa.
Il senso di vuoto non ha l'effetto di intristirmi.
Mi allontana. Da tutto.
Se premessi il dito contro una spina del cactus anonimo, il dolore che sentirei non
sarebbe reale.
Informazioni incomplete circolano fra cervello, stomaco e ipotalamo; per non fare troppa confusione
impongo un silenzio stampa interiore.
Una voce di cui conosco anche la consistenza mi ha dato la ricetta per
stare meglio: allontanarmi in sei minuti e in sei minuti tornare.
E' arrivato il momento delle scarpette.