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giovedì, settembre 29, 2005
Pacifismo
Guardare la tv e scoprire un (ab)uso, di certo non legale, dell'aggettivo "carino".
Parlare di sesso in modo "carino".
Non insultarsi, ma cercare di essere "carini".
Mettere nella stessa frase aborto, "carino" e aggiungere la faccia di Mentana.
Sicuramente Fazio lo tengono ancora lì perché è una persona "carina".
Non c'è altra spiegazione.
Questa la definirei abnegazione alla deficienza.
Detto questo, il prossimo che mi parla di Kate Moss lo getto nell'olio bollente.
martedì, settembre 27, 2005
Lacci
Tipo ieri, che mi sono alzata alle sei e per circa dieci ore sono stata su una sedia
di formica verde.
Mi è venuto un grumo, dentro.
Un grumo chiassoso e indecifrabile; una cosa fra il nostalgico-melò e il depresso-vittimista.
Sarà che il compleanno avrei voluto festeggiarlo sfacciatamente.
Sarà che non sono una da tirar somme.
Saranno state le tapparelle sempre abbassate o l'odore di pasta scotta.
Ma, dietro ai due martini scolati come fossero acqua, ho sentito il grumo arrivarmi alla
gola, come una nostalgia inaspettata, come una lacrima che spinge per uscire,
come quando non sono in grado di mettere in fila pochi e primitivi concetti.
Tipo oggi, che bevo tè verde e non c'ho voglia di fare niente e sono contenta
di non aver pianto ieri.
Nemmeno un pò. Per nessuno, tantomeno per me.
Che non lascio più tracce, ma lego ogni parte di me ad un unico cardine.
You say it's your birthday
It's my birthday too, yeah
They say it's your birthday
We're gonna have a good time
I'm glad it's your birthday
Happy birthday to you
Yes we're going to a party, party
Yes we're going to a party, party
Yes we're going to a party, party
I would like you to dance
(birthday) Take a cha-cha-cha-chance
(birthday) I would like you to dance
(birthday) da-da-dance
mercoledì, settembre 21, 2005
L'arte di farsi le domande peggiori
A volte mi chiedo perché nella mia vita ci debbano essere bastoncini di plastica, in caffè pessimi,
in macchinette azzurre, in angoli ristoro, in aziende troppo bianche, in zone di industrie,
in città di provincia.
A volte mi chiedo perché debbano girare, quei bastoncini, senza darmi pace; stamattina,
sguardo fisso, attività cerebrale atonica, la collega mi chiede se avessi visto la talpa.
Cosa?
Sì, la talpa, dai, secondo te chi è? per me è ciufoli, però quel canè che fico...
A volte immagino che sia tutto finto;che nella mia vera vita le 8 del mattino non
esistano nemmeno, che in ufficio vadano gli examministratori dc per espiare le proprie
colpe, che il caffè sgorghi direttamente dalla pianta e che la mia gollega venga
dirottata in antartide con la foto di bagetbozzo (o socci, ma tanto è uguale).
A volte, tra un bastoncino e l'altro succede anche qualcosa di bello, poi però
arrivi a sera e scopri che è comincita l'isola dei famosi.
Che non c'è scampo.
Che non conosci i nomi dei concorrenti.
Che vuoi un folletto.
Che odi da sempre chi si fa la permanente.
Che domani mattina dovrai stare alla larga dal taglierino.
Che ti sta venendo il mal di gola.
Che non sei così, ma gli altri che ti spingono alla volgarità, cazzo.
sabato, settembre 17, 2005
Niente da capire
L'ex con i baffi, nero, di pece, colui che "in India di notte ho avuto l'ispirazione";
l'amica nuova, con la bocca bellissima, l'anello grande come una noce, una versione
secca e pulita, quelle nostre parole mentre intorno la notte trema;
un gioco di vino, luci spezzate da passanti travestiti, chiese, rocche e bordelli;
tutti i bracciali a tintinnare, la strada diritta e poco illuminata come nei film, la vita che
corre fuori dal finestrino e io che voglio inghiottire ogni cosa, stendermi, digerire,
essere tutto tranne che vegetariana, isterica, spigolosa;
poi sono diventata un pavimento appiccioso, di scontrini stropicciati e mozziconi,
un marciapiede di cemento lucido, una curva, un pensiero di romanticismo:
in autostrada, dietro camionisti in rivolta, passare il sabato a rivendicare i miei diritti,
a cambiare stazione all'autoradio mentre mi dici che sono parecchio gnocca sospesa
in una nuvola di ossido di azoto, allora io ti bacio firmando un'accordo per i prossimi quindici anni.
mercoledì, settembre 14, 2005
Erronea
Non credo di aver settato l'uscita giusta per certe emozioni.
Saranno finite chissà dove.
Peccato.
Avevo preparato una scatola di ore sudate e scomposte.
Ora vado a letto senza rivolgermi parola.
A quest'ora comincio a diventare molesta e imprecisa.
martedì, settembre 13, 2005
Insetti
Sono felice come una falena.
Sbatto contro le solite pareti, i soliti vetri, giro concentrica intorno
alla solita lampadina.
Conosco ogni particolare: quello che c'è stato prima e quello che varrà dopo.
Qui la suspence non va molto di moda, al contrario i consigli, quelli buoni ovvio,
sembrano il pane del giorno.
Ma il massimo del buon senso per me è dimenticare sulla mensola del bagno
"Le parole" di Sartre e le bande dessinees, che spesso sono meglio delle etichette
dello shampoo. Sul serio.
Oppure lasciar sempre il boccone più buono alla fine, quando il palato e la lingua sono pronti,
sanno gli odori e la consistenza e non inghiottono, ma accolgono.
Oppure indorare la pillola quando la bocca è già abbastanza amara.
Oppure tendere alla morbidezza piuttosto che all'incudine.
Che peraltro è mia indole.
Il resto delle ore tento di non farmi troppo impressionare.
In fondo settembre è il mio mese, lo spazio che non riempirò mai, le
etichette che non attaccherò mai, l'ordine che non capirò mai, il tempo che non
ostacolerò mai.
sabato, settembre 10, 2005
Ora vado
Mi travesto per la serata.
Mi travesto con l'intenzione di saltare i convenevoli, il come stai, il lavoro, l'amore.
Passo una lunga riga rossa sulle vocali e sugli accenti, infilo tacchi altissimi alla parola
"attesa" e lego con lacci tutta la grammatica e la sintassi del compromesso.
Voglio solo scivolare e sorridere.
Voglio confondermi dentro una nube di fumo e ascoltare Sinatra.
Voglio che il clima si faccia accanito e che le luci si chiudano.
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