|
mercoledì, marzo 31, 2004
Post di riepilogo
Il blog riesce a contenere alibi emotivi e prove tecniche. Pare però impossibile inserire l'effettiva delusione di certi fallimenti. Ho anche provato spingendo contro lo schermo. Niente.
*Non riesco a scrivere quello che vorrei. Devo riformattarmi. **Soundtrack: a scelta "Sympathy for the Devil" o "Comfortability Numb"
martedì, marzo 30, 2004
La carta si ricicla
Vado per divisione. Poi sottraggo. Chiamalo pessimismo, chissenefrega. Non che ogni giorno possa essere tutto uno scintillare, un'apoteosi, un copertina patinata. No. Capita di essere uno di quei giornaletti con le offerte di lavoro; quelli che la gente usa per arginare lo sporco, scarabocchia o dimentica su una panchina. Senza foto a colori, carta traslucida o strabilianti inserti. Niente video cassette o pezzi della mia vita in comodi fascicoli. Non c'è neanche l'oroscopo, nè la rubrica di cinema. Solo carta che scricchiola e ti lascia il nero sulle dita, se la tocchi.
Conoscenze
Durante una conversazione lei tira in ballo il nome di Dio. Lui - Eeeh, perchè citare lui? - Lei - Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a citarsi -
Io li adoro. Anche se non li capisco quando fanno così.
lunedì, marzo 29, 2004
Pollice verde
Hai ragione, è primavera. Mi hai portato un tulipano e sottolineato uno sguardo insoddisfatto. E' primavera. Mento perchè so mentire, altrimenti mi darei al giardinaggio. Hai ragione, è primavera. Arriccio il naso se vedo che con l'avvento della nuova stagione molte donne si trasformano in confetti rosa. Hai ragione. Non è sempre necessario un motivo per portare a termine un impegno. Basta solo l'intento. Dici. Dici? Hai ragione, è primavera. Se mi guardo allo specchio perdo lo stimolo a parlarmi. Ho l'aria da novembre, massimo gennaio. Perdo colpi e capisco di non avere nessi logici da sbandierare. Hai ragione, è primavera. Dovrei svuotare l'armadio e titare fuori i vestiti leggeri, quelli che con appena un filo d'aria cominciano a muoversi. Invitare ospiti, quando tutti lo fanno. Poi però dovrei occuparmi di loro e perdere tempo a sistemare valigie non mie. Hai ragione, è primavera. Dici che non ho più bisogno del camino per il freddo e di un quaderno per ricordarmi il nome di quell'autore. Hai ragione, è primavera. Ti lanci nell'ormai consumato discorso degli ormoni in subbuglio. Dei desideri, ora che c'è più luce e l'ora nell'orologio è stata sistemata. Hai ragione. Ma ti rispondo che dell'unica legalità rimasta parleremo un'altra volta. Che no, i ghirigori dei tuoi ormoni non mi interessano. Tantomeno parlarne come fossero le particelle dell'acqua lete. Hai ragione, è primavera. Continuo fare piroette su me stessa e se proprio vuoi un consiglio, beh, forse sei tu che dovresti darti al giardinaggio. Io ho già tutto il balcone fiorito.
domenica, marzo 28, 2004
Sabato e altre storie
Strana festa quella di ieri. Lo sposo sembrava un palo di scopa, la sposa una di quelle che vendono materassi in tv. Dopo nemmeno un'ora, F. seduto accanto a me, si è legato la cravatta in fronte gridando di essere Sandokan.(ovviamente mi ha fottuto un timpano) Qualcuno continuava a ripetere che fuori c'era un'eclissi e altri improvvisavano piccoli incendi e numeri da circo. All'una di notte abbiamo lasciato i coniugi nuovi di zecca già in fase "i tuoi amici sono degli animali". Io ero un grillo, poi c'erano canguri, tartarughe, tanti pavoni e almeno un paio di delfini... L'allegro zoo si è riversato in un fumoso e parecchio buio locale di provincia; come un bicchiere che si rompe in tante schegge, ognuno ha preso una traiettoria. Ho cominciato a sentire la mancanza di A. fra la poltrona che fa da bordo alla pista e un posacenere semivuoto. Pensavo che in quella situazione avremmo riso di piccole débacle e lei si sarebbe dichiarata innamorata dell'ennesimo ragazzo sbagliato. Poi, solo poi, avremmo ballato fino a mattino. Al risveglio le ho scritto qualche parola; era circa un anno che non lo facevo. Altrettante me ne ha scritte lei. Ora, lo so, stiamo facendo un balletto silenzioso intorno all'orgoglio, la paura e la voglia di vedersi. Stupide. Potremmo stare sotto il sole di oggi con gli occhiali scuri, mentre altri tentano di capirci. Noi, al solito, continueremmo a inventare un nuovo vocabolario solo per dare un suono reale a certe sensazioni. Invece, ancora siamo alle supposizioni. Magari domani.
venerdì, marzo 26, 2004
Meglio se conto le pecore
Vorrei fosse abbastanza caldo da poter scrivere vicino alla finestra aperta, con i piedi nudi e nessuna sintesi da compiere. Mi piacerebbe poter dire a qualcuno di avere delle scarpe da prestargli nel caso volesse partire. Mi piacerebbe non dover più subire l'attesa. Buttare gli orologi, tranne quelli sopra i fornelli, i complimenti e i collant che stringono sempre troppo. Saper cucinare come L. e vedere la migrazione nel Serengeti. Non dovermi preoccupare di infilare le mani in tasca se sono nervosa o di coprirmi se arrossisco mentre qualcuno dice "sei diventata rossaaaa!?". Ma và? Vorrei non provare disgusto leggendo un giornale e poi sentirmi come in una scarpa troppo stretta da cui si può desiderare solo di uscire. Vorrei il caldo del letto dei miei nonni da bambina e quello del mio primo amore. Poi la leggerezza di chi si incastra nei sorrisi e nelle incertezze. Vorrei lo stesso sguardo di Jeanne Moreau. E un profumo di quelli freschi che sembrano confondersi con l'aria e l'idea dell'acqua. E per domani minuti di sospensione. Una buona musica. Il caffè del bar della piazzetta. Prima di trovarmi annodata, dal vento, a qualche lampione.
martedì, marzo 23, 2004
Non chiedetemi perchè...
Stamattina ero piatta come un foglio; schiacciata fra coperte e cuscini. Poi ero lunga lunga, come i tronchi d'albero e mi ingrigivo. Diventavo di cemento, lastricata, coperta di vetri specchiati, immobile come un grattacielo. Qualcuno ha attivato l'ascensore e sono diventata attico. Senza sole. Le vertigini sono arrivate dopo un pò; quando mi sono spinta fino al bordo del balcone e sotto qualcuno mi stava rubando l'auto. Ho schiacciato lo zero e sono finalmente scesa per strada. Il mio corpo ha ripreso le solite forme quando, per distrazione, ho infilato il piede nell'unica pozzanghera presente nel raggio di un chilometro. Un brivido mi ha percorsa e il sospetto di aver ancora a che fare con l'inverno mi ha colto almeno tre volte.
Conclusioni:
- non ascoltare mai Philip Glass prima delle sette di sera - se i desideri vanno più in fretta dei tram, allora meglio scegliere la metropolitana - il senso di vertigine non è che senso dell'umorismo al contrario - evitare di gettare dal finestrino insulti, colpe improvvise e gesti propiziatori
lunedì, marzo 22, 2004
lunedì
ho il cervello in dialisi e l’anima sotto i tacchi. serve un secchio e una scopa. voglio spostare alcune immagini di stamattina e quell’odore acre. S. è ricoverato al reparto spinale. acuti. arrivo accaldata, con la torta, quella che gli piace tanto e il sorriso di chi fino a poche ore prima si rotolava. mi infilo i copriscarpe verdi e vado verso la sua stanza; solo che non c’è né lui né il letto. resto un attimo ferma.
la camera è da due. nell’altro letto c’è G. diciassette anni, immobilizzato dal collo in giù. è successo in motorino con degli amici. solite cose da ragazzi. quelle che di norma provocano sbucciature, piccole cicatrici e racconti di quelli che anche fra vent'anni. ora eccolo qui che, dopo avermi individuato con la coda dell’occhio, tira fuori una voce da bambino e dice “ S. l’hanno portato a fare un esame, se vuoi puoi aspettarlo qui”. ha avuto una premura.
sul soffitto, proprio sopra lui, hanno attaccato un poster con tante firme e dediche.
“va bene, grazie” forse anch’io ho avuto la voce da bambina e per un momento la torta di S. avrei voluto schiantarla contro la parete, quella di fronte. quella che non può vedere. ho desiderato urlare, toccargli una mano o solo poter ripetere fino allo sfinimento che schifo…
poi S. è tornato. gli ho dato il dolce, ne ha mangiato un po’. mi ha detto della terapia, della noia, della paura, del culo di un’infermiera. io ho solo raccontato di cose ridicole, giusto per farmi deridere un po’. gli ho stretto la mano fino alla prossima volta e me ne sono andata con gli angoli della bocca all’ingiù e la sensazione di vuoto. come una lattina da buttare.
lungo il corridoio i genitori di G. discutevano perché lui oggi non ha voluto mangiare la mozzarella né i crackers. voleva un frullato.
ho accelerato il passo, quasi ho corso. fuori un sole totalmente indifferente mi ha tagliata in due, mentre qualcuno si lamentava perché trovare un parcheggio è diventata una tragedia.
sabato, marzo 20, 2004
Se potessi avere mille lire al mese
Io Alda Merini insieme a Milva non ce la vedo. Non lo sopporto. Quel casco di capelli rossi sopra una mole non ben definita di silicone mi angoscia. Mi angoscia questa signora che non riesce staccarsi dai suoi anni d'oro. Non che questi non possano esserlo; è solo una questione di vanità. Ma cosa c'entra con la poesia? Perchè Merini deve ricorrere a uno spettacolo per avere la dovuta attenzione? Alla promozione di un disco? Sostentata da una ridicola Bacchelli, mentre altrove discutono di fisco e aiuti per le società calcistiche. Cosa c'entra con la poesia? Perchè deve piegarsi alla schiavitù del bisogno e non avere la libertà di sceglire? Perchè non può restare fra i suoi navigli, i versi, gli oggetti pressati uno sopra l'altro? Gli amori che passano dal cuore poi escono dalla finestra. I derelitti, gli esiliati della vita, i disperati. I sorrisi con i denti neri che ognuno di noi coprirebbe con imbarazzo perchè ormai abbiamo imparato, fin troppo bene, la lezione dell' apparenza. Lei no. E se la ride. Si fa beffe della pomposa formalità con cui viene accolta al teatro di Strehler, mentre la rossa urla e si dimena.
Depreco,sai, la mia scrittura che dà i vagheggiamenti al mondo. Tutti credono che io sia una perla, invece ho ammazzato tanti uomini e tante solitudini. C'è chi mi scrive che gli ho salvato la vita e chi mi dice che io l'ho dannato. Nessuno mi invita mai a una festa perchè come poeta debbo stare lontana dai vincitori.
Alda Merini
venerdì, marzo 19, 2004
Fastidi
Identità in subbuglio.
Vorrei mettermi una canottiera Cagi e riparare i tubi della memoria.
Per fortuna sono fisionomista, altrimenti l'altra faccia della medaglia non l'avrei mai riconosciuta.
giovedì, marzo 18, 2004
Kairos in the sky with diamonds
Solitamente i concetti in via di comprensione li attacco fra loro con del feltro. Di volta in volta li strappo via e mi fodero il cervello. Ultimamente me ne sono venuti a mancare un pò; sulle parti scoperte per ora ho messo il nastro isolante. Non vorrei si influenzassero.
Buongiorno
Dalle pagine del Foglio la furia adiposa di Ferrara definisce la maggioranza cialtrona e miserabile. Ecco Giuliano, poi non dire che non te l'avevamo detto.
mercoledì, marzo 17, 2004
Segnaliluminosi
La sensazione è di calore tenue lungo tutto il corpo. Improvvisa. Il sole fa il suo dovere e mi si appoggia addosso mentre aspetto al lato sinistro della strada.
Mi corrono davanti agli occhi macchine e facce; qualcuna ne riconosco. Ad esempio, il tipo con la focus me lo ricordo al campeggio tanti anni fa, che sotto i platani sfoderava il più languido degli sguardi per il piacere della biondina che prima sì, poi no, non posso. Poverino. I colori si confondono, diventano macchie in cui finiscono le sfumature e le ombre. Senza profondità e prospettiva per un momento la paura di cadere cessa. Lascio andare le braccia, mi siedo per terra, forse accendo una sigaretta e mi distraggo pensando a quante volte avrei potuto fare l'amore e invece. Appoggio un gomito sul ginocchio e il mento sul palmo; le macchie si mischiano fra loro, le persone si inseguono ognuna in un abitacolo. Una donna con gli occhiali sulla testa, una coppia che ride, uno che ha la faccia insoddisfatta e i capelli scomposti. A volte anch'io mi sento insoddisfatta, mi tengo i capelli spettinati o li raccolgo fermandoli con una penna e cerco un appiglio. Sento la voglia di dire me ne frego, di alzare il sopracciglio destro e sorridere con aria di superiorità. Sono una donna, non una complessa struttura da smembrare. Il caldo mi si attacca al collo, l'odore di gas e benzina al naso, mi percorre, mi fa pensare alle periferie di qualche posto che non ho mai visto.
Sul lato destro ora è scattato il verde. Questo sole mi piaceva, ma è tardi ed è inutile che mi illuda. Su questa strada non si può sostare, la si può solo attraversare. E nessuno si presenterà con due biglietti per Van Morrison stasera. Era meglio qualche nuvola in più.
martedì, marzo 16, 2004
Lista della spesa
- allenarmi alla pratica di divinazione dei fondi del caffè - togliermi certi sassolini dalle scarpe - concedermi di essere veramente cattiva per almeno dieci minuti - scongiurare il dopocena con F. (e con i suoi isterismi) - allungarmi verso il prossimo passo - sciogliere la prognosi su certe sensazioni - improvvisare su allegria e benessere inaspettati - recidere i pensieri sfilacciati - fare inversione di marcia
lunedì, marzo 15, 2004
Premio Tza Tza Gabor per la maturità sentimentale
P - Non riesco più a capirti. Hai uno strano atteggiamento. - Io - Non so di cosa tu stia parlando - P - Di te, sto parlando di te. E vorrei delle risposte - Io - Cosa vuoi che ti dica? Mi conosco di vista... -
They're writing songs of love, but not for me a lucky star's above, but not for me with love to lead the way, i've found more clouds are gray than any russian play could garantee...
domenica, marzo 14, 2004
Ipotesi
C'è già stato tempo per tutto, senza di me. Io ero altrove, senza saperlo. Ma c'ero. Le persone intorno parlavano, ridevano, giocavano alla famiglia allargata. Il vino nei bicchieri scintillava e il sapore si accostava ai denti senza spingere troppo.
Il fatto è che sono stanca. Anche tu? Sì lo so. I non luoghi sono decisamente lontani, ci si deve fare in quattro per un parcheggio, per essere buoni, per avere tempo o per darlo, per fare un discorso. Senza punteggiatura. Senza parentesi.
Ora mi trovo di nuovo qui e vorrei raccontarti tutto. Dirti che almeno il mare avremmo potuto vederlo, senza paura di bagnarsi le scarpe. O che aspettarti sempre al posto sbagliato non è stato casuale. Solo volevo trovarti dove non avresti potuto mai dirmi di no.
E' la domenica che mi inclina. Non sono le parole mancate per qualche secondo di ritardo, i passi interminabili, le frasi ellittiche. Frasi che proprio non capisco; anche se potresti benissimo dirmi che sono quelle in cui riesco meglio. Te lo lascerei fare, mentre con aria complice aprirei tutte le finestre per respirare meglio.
giovedì, marzo 11, 2004
Cattive influenze
Da qualche giorno ho stretto un intenso rapporto con il paracetamolo. Prova a prendersi cura di me, ma non è facile. Non lo sono io; che batto, austera, le dita nel bicchiere di spremuta d'arancia. Paziente, lo aspetto, all'angolo del letto dove non dormo o nei momenti in cui la testa sembra scoppiarmi. Paziente, lui, si fa vivo a tratti. Oggi piove, ad esempio ed io vorrei sollevarmi sopra i dubbi, le esitazioni che mi rubano tempo e le incertezze che ho parcheggiato in seconda fila. Paziente qualcuno forzerà per passare o chiamerà un carroattrezzi.
Io non ho abbastanza ore di sonno per presumere una soluzione. Ho solo bisogno di un altro pacchetto di fazzoletti.
mercoledì, marzo 10, 2004
La cosa giusta
C'è la possibilità che le comunicazioni si arenino sul "dipende". Di solito basta togliere il concetto e sostituirlo con l'imposizione per sbloccare la situazione. O più semplicemente alzarsi, prendere il cappotto e andarsene.
martedì, marzo 09, 2004
Cosa è successo?
Presto, prestissimo, stamattina varco la soglia del solito bar, agognando il solito lattefreddomacchiato, con il solito sguardo truce e insoddisfatto. Quello che permane almeno fino alle dieci. La nuova generazione di commesse strappone arriva facendo tremare il pavimento.Tacchi a spillo e capello fonato. Il vicesindaco giulivo si butta fra le suddette rivelando la natura comunista e pacifista del cornetto alla crema. Tutti ridono. Ahahahahah... Dalla vetrata vedo una schiera di orsi polari e pinguini che stanno facendo un picchetto contro l'allungamento della stagione lavorativa e indomiti vigili che tentano di placarli a suon di sedativi. Prevedo sangue e morte. Per un attimo mi barrico dietro il giornale, ma la notizia del rincaro della benzina ha l'effetto di deprimermi tanto da voler tentare il suicidio coltivando una breve conversazione con una delle commesse. La cassiera che strappa lo scontrino mi salva dal baratro; le sorrido riconoscente, ma lei si mette in bocca la millesima sigaretta e alza il sopracciglio. Arrotolo i due metri di sciarpa e mi lancio nel freddo. Temeraria. Percorro un tratto di strada infinito, accompagnata da tante me, riflesse nelle vetrine, nelle porte, nelle pozzanghere. Ma nemmeno quest'eccesso di narcisismo mi consola. E poi chi sarebbe quella figura tutta imbacuccata? Io? No, non direi. Io sono ancora nel letto, intrecciata alle coperte, appesa al cuscino o a qualche sogno da dimenticare. Non sono io quella che poi ha quasi tamponato il furgone della s.carlo e neanche quella che qualche ora più tardi ha saputo che il mercoledì che aveva tanto aspettato si è trasformato in un'pera dadaista. Io sono quella lì, quella ancora addormentata. Forse. Quindi fate piano.
lunedì, marzo 08, 2004
Porto i pop corn
Forse sono fuori tempo rispetto alla vita. In ritardo o solo disattenta. Per questo mi stupisco. Sono accadute alcune semplici cose da stamattina. Ma in qualche modo fondamentali. Per cui ciò che sembrava definitivo si è trasformato in possibile e ciò che in un altro momento mi avrebbe spinto all'insofferenza ha avuto solo il sapore di un tentativo. Del cui esito non mi interesso; l'intenzione è già sufficiente. Mentre qualcuno ha messo il clima in modalità random, sento le cose trovare il loro posto. Stringersi dove c'è poco spazio, spingersi l'un l'altra, modificarsi per non sembrare troppo fuori luogo; sento pezzi di pensiero sgretolarsi e non fare nessun rumore. Come se avessi un silenziatore interno che isola il frastuono emotivo. Come toglire l'audio mentre si guarda un film. Forse sì, non si capiscono tutti i passaggi. Forse si perde qualche battuta che magari durante una conversazione potrebbe essere utile spacciare per propria, senza sentirsi particolarmente in colpa, forse la colonna sonora potrebbe rendere tutto più intenso e, forse, la voce fuori campo riuscirebbe a spiegare certi cambi di prospettiva. Lo so. Però resta questa sensazione di fondo; la percezione di un continuo mutamento di cui al massimo si può essere spettatori. Che parte dal basso. Dai piedi. Un leggero tremore che inclina il passo; poi da lì, l'unica cosa da fare è mettersi comodi. Senza farsi troppe illusioni sul lieto fine. Non è necessario.
Il clan
"Chi non ha amici criminali? Anche io ce l'ho" Giusto Adriano; io conosco B. che non paga multe dall'88 e ancora peggio F. che ha rapito il gatto della sua ex, fedifraga. Un temerario che in barba alla tutela sui diritti d'autore si è fotocopiato tutti i testi universitari e duplicato l'intera discografia di Bowie. E per questo lo rigrazio ancora. Per non parlare di una schiera di loschi figuri che hanno un atteggiamento decisamente aperto riguardo al consumo di droghe. Quindi niente di strano, tu hai ragione. Perchè stare tanto a polemizzare; ognuno si sceglie gli amici che vuole. In fondo anche il premier è un amico di Renis. Questo non vuol dire che. O no?
sabato, marzo 06, 2004
Chi me lo fa fare
Il dubbio è che il sapore delle cose che aspetto si riveli poi disgustoso o solo insipido. Che l'idea di tralocare dall'incertezza alla semplice indifferenza non sia così male. Tanto per non far più discorsi complicatissimi e meravigliosi e ridursi all'osso; quello mio e del mio orgoglio. Come quando nel giro di un pomeriggio ho sciolto legami e intrecciati altri senza chiedere scusa o permesso. Ho stirato la voce in un vicolo all'alba per dire non finisce qui. Infatti. Nello stesso posto è finita tempo dopo. E la voce aveva un'altra natura; più compatta. Ora non saprei ripetere il gioco delle tre carte, ma potrei fuggire da chi non ha monete da puntare. O si fodera nel pregiudizio.
Mi permetto di rimandare le ipotesi al lunedì. Per il momento devo contattare la ditta dei traslochi e considerare l'eventualità di indulgere nella dissennatezza alla festa di stasera.
venerdì, marzo 05, 2004
Meglio il punto a croce
Tre ore fa correvo sotto un cielo completamente limpido. Senza un perchè in testa. Ora sento di voler azzerare ogni tipo di interazione e dimenticarmi di quasi tutto quello che so. (non credo ci vorrà molto)
Peccato, perchè ho corso bene e la percezione di una zoppicante completezza l'ho avuta. Peccato quando poi il tempo non è abbastanza, i perchè tornano a plotoni e mentre fai la doccia arriva solo acqua fredda, che al massimo lava via la pazienza.
Magari domani riprovo. Magari prima aggiusto la caldaia.
Big Fish
Il problema con L. è che appena partono i titoli di coda, lei si vuole alzare. Si tira su di scatto e afferra cappotto e borsa. Ieri sera l'ha fatto di nuovo, senza considerare che io avevo ancora il film negli occhi e nelle orecchie una canzone sconosciuta e perfetta. Mi ha guardata e rassegnata si è rimessa giù. Mentre io continuavo a pensare alle citazioni felliniane, alle scivolate un pò mielose, ai colori, a volte saturi, al fatto che Albert Finney è una garanzia da sempre.
Il film è uno di quelli che non saprei se consigliare o meno. Streghe e giganti non da tutti si lasciano digerire, me compresa. La favola dell'amore perfetto è un concetto che potrebbe risultare un pò ostico a chi nella vita si è visto rifilare il due, ma anche il tre o quattro, di picche, me compresa. La vita trasfigurata da sogni e bugie, da racconti e favole, da continue sorprese il cui fine è rigorosamente lieto, potrebbe far venire un pò d'orticaria a chi qualche calcio e delusione se l'è preso, me compresa.
Eppure, se questa storia te la raccontano Steve Buscemi, Jessica Lange, McGregor, De vito, e se Tim Burton decide di far percepire una sensazione più che una realtà, rivedendo una storia che altrimenti potrebbe risultare insipida, se sceglie di narrare con lo sguardo giocoso di chi non si prende troppo sul serio, piuttosto che imporre, allora si può fare. Si può decidere di lasciarsi trasportare per l'Alabama incantato e magico. Ci si può stupire di fronte alle scene surreali. Si può credere al fatto che ognuno di noi è un pesce che ha bisogno di uscire dal proprio piccolo stagno. Fosse anche solo con l'immaginazione.
giovedì, marzo 04, 2004
Dove sono le rondini?
Tracce di una primavera virtuale; il sole c'è, ma scalda quanto una caldaia rotta. Le percezioni si confondono e non sanno più che stimoli seguire. Sbandano, alcune si arrangiano, altre si attaccano a conoscenze approssimative. Quelle definitive le ho rimandate ad un'altra vita, o almeno ad una stagione meno incerta. Con gli occhiali scuri copro anche il senso del ridicolo che di solito è sempre allerta e mi impedisce di comprare calze rosse in gran quantità solo perchè le ho viste a Rostropovich. Tutto si muove come in moviola, ma nessuno riesce a vedere il fuorigioco. Eppure so che c'è. Anche se non ho idea di che cosa sia. Lo immagino come uno scarto minimo di tempo fra l'intenzione e la proposta. Qualcuno ha sbagliato ed io voglio vedere un cartellino rosso sventolare; come le lenzuola alle finestre. Pericolose. Perchè se ci cammini sotto può sempre capitare che la notte si stacchi improvvisamente e ti cada sulla testa, travolgendo le nuvole in cui è immersa. Lo sguardo diventa strabico perchè riesce a guardare solo verso est, decido di intonare Alice per sentirmi austera "...il vento caldo dell'estate mi sta portando via, la fine, la fine..." poi una passante mi fa notare che la neve non è un'opinione e che dovrei imparare a chiedere scusa. Per il momento mi sembra già molto temporeggiare finchè marzo non si decida a concedermi fatue allegrie e sollievi omeopatici.
mercoledì, marzo 03, 2004
Prudenze
La voce da un altoparlante dice che il ritardo di alcuni miei pensieri non è quantificabile. Hanno trovato resistenza e attrito lungo il tragitto
Meglio scendere e cambiare binario.
martedì, marzo 02, 2004
Non sono mai stata ad un cineforum
Sbuccio un’arancia e dentro ha la stessa consistenza di una mela; è proprio vero che le cose non sono mai come sembrano. E che la genetica ha fatto passi da gigante, proprio mentre io continuavo a pensare alle piccole mutazioni quotidiane. Il clima, le tasse, le sponde del sicuro egoismo.
Bagno le dita di questo succo ibrido e sento perdermi nel bisogno di corse e grida. Vedo un ponte in bianco e nero, vedo Kathe rincorsa da Jules e Jim. E attorno il presagio del possesso. Vedo Sally che sotto lo stesso ponte, ma in un altro paese, aspetta che passi un treno, che faccia così tanto rumore da coprire le sue urla. Poi inghiottirlo con un sorriso. Vedo un gruppo di uomini attorno ad un biliardo che cantano stonati e si guardano nascondendo la paura nelle note più alte. ”.. i love you baby, trust in me when i say..”
Il resto sono tante altre finzioni e imposture. Più o meno belle; alcune le custodisco, altre le ho rimosse. Inganni, magie, fughe, desiderio di riempire gli occhi per dimenticare la realtà, per riassaporarla con la lingua pulita e lo sguardo della sorpresa.
Al buio. Soli o con qualcuno che respira sempre troppo forte vicino.
Henry Gondorff avrebbe mischiato le carte a questo punto. Io vorrei solo bere un po’ di spremuta di merancia senza mai dover scoprire che l’ambiguità della parola o dell’immagine è una delle tante chimere da inseguire.
lunedì, marzo 01, 2004
Per favore
Il signore degli anelli è un film che io personalmente ho trovato ridicolo. Un polpettone per adolescenti intriso di quelli che comunemente vengono definiti "giusti valori". Noioso, lungo oltre la capacità di sopportazione di una qualsiasi giuntura e spesso banale. L'eroe, la fata, la lealtà, l'unione fa la forza e l'amicizia trionfa. Tutto bene; gadget che riempono le casse, infinte ristampe della saga scritta, gente che si mette corna da druido e si chiude per dodici ore in un cinema. Niente di più perfetto per rappresentare l'america del nano dislessico. Niente di più scontato.
Quindi perchè stamattina quando ho letto che il macigno elfico ha vinto undici (undici!) statuine, non solo ho avuto un moto di stupore, ma avrei voluto che un'asteroide si schiantasse sui giurati dell'academy, sulle case di distribuzione, su quella bianca e sulle magiche terre di mezzo, scoprendomi completamente in controtendenza con il pricipio per cui chi vince, se vince, vuol dire che se lo merita?
Ok. Ora l'asteroide vediamo di giocarcelo bene con sanremo.
|
|